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Parasite – sconfigge gli avversari e rompe le barriere

Le statuette più importanti vanno a «Parasite»: miglior film, miglior regista, Bong Joon Ho, migliore pellicola straniera. La sorpresa dell’anno, un’opera spiazzante, Palma d’Oro a Cannes, trionfa anche al Dolby Theatre di Los Angeles. Due i grandi sconfitti, il colosso «1917» di Sam Mendes e «The Irishman» di Martin Scorsese. La platea ha riservato al grande regista italo-americano una delle poche standing ovation, ma l’Academy gli ha mandato un segnale fin troppo crudele: nessun premio per lui, né per i giganti del suo film, Al Pacino e Joe Pesci, inseriti nella categoria per gli attori non protagonisti.

Hollywood apre a una cinematografia lontana, anche se il regista Bong Joon Ho si è professato «allievo» di Scorsese, «ammiratore» di Quentin Tarantino e così via. Al di là del giudizio sul film la 92 esima edizione, si apre al mondo con un effetto salutare anche per il cinema e la cultura americani. Tutto o quasi come previsto, invece, nel resto del tabellone. Miglior attore protagonista l’insuperabile Joaquin Phoenix, per Jocker. Tra le attrici svetta Renée Zellweger, per «Judy».

TRAMA Parasite

Ki-woo vive in un modesto appartamento sotto il livello della strada. La presenza dei genitori, Ki-taek e Chung-sook, e della sorella Ki-jung rende le condizioni abitative difficoltose. Ma l’affetto familiare li unisce nonostante tutto. Insieme si prodigano in lavoretti umili per sbarcare il lunario. Senza una vera e propria strategia ma sempre con orgoglio e una punta di furbizia. La svolta arriva con un amico di Ki-woo, che offre al ragazzo l’opportunità di sostituirlo come insegnante d’inglese per la figlia di una famiglia ricca. Il lavoro è ben pagato, e la villa del signor Park, dirigente di un’azienda informatica, è un capolavoro architettonico. Ki-woo ne è talmente entusiasta che, parlando con la signora Park dei disegni del figlio più piccolo, intravede un’opportunità da cogliere al volo. Crea un’identità segreta per la sorella Ki-jung come insegnante di educazione artistica e insinuandosi ancor più in profondità nella vita degli ignari sconosciuti.

Vittorie e riconoscimenti

Dopo due film realizzati in inglese e con capitali statunitensi come Snowpiercer e Okja, Bong Joon-ho è tornato a realizzare un film al 100% coreano con Parasite.
Nelle parole dello stesso regista, questo film è “il racconto di persone comuni alle prese con una inestricabile confusione; una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi, dove tutto porta verso un groviglio di violenza e a un tuffo a capofitto giù dalle scale.” Prima della proiezione ufficiale al Festival di Cannes del 2019, dove il film è stato presentato in prima mondiale, Bong aveva scritto ai giornalisti e critici una lettera aperta nella quale, come Tarantino per il suo C’era una volta a… Hollywood, pregava di non rivelare in articoli e recensioni le tante sorprese e i molti ribaltamenti presenti nella trama, ma soprattutto il grande twist a sorpresa del finale. A Cannes, ha vinto la Palma d’oro. Parasite è stato il primo film sudcoreano a vincere il festival, e il primo a ricevere la Palma d’oro all’unanimità dai tempi di La vita di Adele di Abdellatif Kechiche.

Forte del riconoscimento ottenuto in Francia, Parasite è uscito all’inizio di giugno nelle sale coreane ottenendo risultati straordinari: nel suo primo weekend di programmazione, ha incassato più di venti milioni di dollari, ovvero 70% degli incassi complessivi, stracciando la concorrenza di blockbuster hollwyoodiani come Aladdin e Godzilla: King of the Monsters. Nel corso delle settimane e dei mesi è arrivato a un totale di oltre 88 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, dei quali ben 70 ottenuti in patria.
Il regista e Song Kang-ho, uno degli attori protagonisti del film, arrivano con Parasite alla loro quinta collaborazione. La terza, invece, col direttore della fotografia Hong Kyung-pyo, lo stesso del Burning di Lee Chang-dong.

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