Mr. Robot
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Mr. Robot: i primi episodi della stagione finale

Siete prondi a dire addio al nostro caro Elliot?

Se anche voi siete stanchi di questa versione edulcorata dell’informatica, Mr. Robot fa al caso vostro. Già, perché uno dei chiodi fissi di Sam Esmail, quando ha partorito la serie, era creare un prodotto che rendesse giustizia ai “veri” maghi dell’informatica , riportando i fantomatici hacker nel loro habitat naturale, fatto di schermate in bianco e nero e interminabili stringhe di codice, incomprensibili ai più. Fior fiore di esperti sono stati coinvolti come consulenti durante la produzione dello show, proprio per avvicinare il più possibile ogni operazione svolta al computer alla realtà.

Non si tratta certo dell’unico merito di questa serie; nella prima parte di questo articolo, cercheremo di parlarvi degli altri, evitando spoiler, per farvi capire come mai, secondo noi, dovreste dare una possibilità a Mr. Robot. Nella seconda metà invece troverete le nostre impressioni sui primi due episodi della quarta e ultima stagione, trasmessa in italia su Premium Action di Sky e, in streaming, su Infinity, a partire dal 15 ottobre scorso.

Mr. Robot racconta la storia di Elliot Alderson (Rami Malek), un giovane impiegato in un’azienda di sicurezza informatica di giorno e, come si definisce lo stesso protagonista, un hacker vigilante di notte. Ossessionato dall’idea che “l’1% dell’1%” della popolazione tenga le redini di tutta la società, vede nel gigantesco conglomerato E-Corp il volto di questo male e, dentro di sé, cova il desiderio di abbattere quel gigantesco simbolo di potere.

Un mondo di maschere

Quello che viene dipinto da Mr. Robot è un ritratto cupo e freddo della società in cui viviamo oggigiorno: impersonale, gerarchizzata, spesso violenta e generatrice di malessere psicologico. Esmail immagina una New York in cui ribolle un forte mix di rabbia e disagio tra gli strati medio-bassi della popolazione, pronto a esplodere in qualsiasi momento – non a caso si è guardato, come fonte di ispirazione, alla primavera araba. La narrazione è tagliente, la sceneggiatura fa largo uso di frasi stringate e forti, che strizza l’occhio a una certa fetta di letteratura minimalista statunitense della fine dello scorso secolo.

Nonostante la società così rappresentata sia una corrente che tutto e tutti travolge, ogni personaggio presente in Mr. Robot è inesorabilmente solo, sia che segua o che tenti di contrastare questo flusso. La macchina da presa gioca con le mille sfaccettature di questo mondo di maschere e il montaggio si permette di ritrarre deliberatamente e clamorosamente il falso; sembra quasi che Esmail abbia ordinato ai suoi collaboratori: “lo spettatore non deve mai sentirsi a suo agio sul divano.”

Adesso lasciamoci alle spalle il passato e pensiamo invece alla quarta stagione. Parliamo dei primi due episodi, dunque fate attenzione: se non avete ancora visto le prime tre stagioni di Mr. Robot, tutto ciò che segue sarà per voi un grosso spoiler!

I primi due episodi della quarta stagione

Il finale della terza stagione è stato l’ennesimo, atteso terremoto. Uno di quelli però che, per quanto tu possa aspettartelo, riesce comunque a coglierti di sorpresa. Le conseguenze sono molte, moltissime: non entrerò nel dettaglio per non rovinarvi la sorpresa, ma i vecchi ruoli vengono scossi e ribaltati. Sembra di essere davanti alla stessa serie di sempre ma, allo stesso tempo (complice anche il digiuno forzato di un anno e mezzo), è completamente diversa. Ci troviamo di fronte a un Elliot mai così determinato, mentre tanti altri comprimari procedono ormai stanchi, sfibrati, cercando di fuggire.

Noi dove siamo? La mancanza di dialogo con lo spettatore, caposaldo delle prime tre stagioni, crea un vuoto cupo, che ha già il sapore di un addioMr. Robot non si è mai trattenuto dal mostrare reazioni forti ad azioni altrettanto intense e qui, a due passi dall’inevitabile climax, già si toccano gli estremi. Allo stesso tempo, un’altra ombra avanza; una domanda che fa riflettere sul modo in cui, oggi, si reagisca alla continua cascata di dettagli che ci viene riversata su base quotidiana, in un continuo sovrapporsi di eventi: quanto tempo occorre per dimenticare?

Nel mondo freddo di Mr. Robot (il nostro?) si può passare sopra a tutto? Davvero basta pensare ad altro, aggiungendo un po’ di noncuranza e di quieto vivere? Minuto dopo minuto, la risposta sembra farsi sempre più chiara: sì, si può e sembra essere persino la via più facile. Molti personaggi si adagiano (o rischiano di farlo) su comode menzogne, ma la lastra di ghiaccio sulla quale si muovono è ormai troppo sottile – e le crepe si moltiplicano a ogni passo.

Difficile capire quale sarà con esattezza la fine di questo viaggio, ma sappiamo che ci lascerà qualche cicatrice, assieme a un bel vuoto. Sam Esmail, giocando tra citazioni, tagli, effetti e un cast ormai rodato, ha dato il via per l’ultima volta a quel vortice dolce (poco) e amaro (molto) di eventi che muove Mr. Robot. Noi aspetteremo la fine per riparlarne un’ultima volta, a inizio 2020.

Fonte

Millenial culture is spending what little money you have on nerd shit that makes you happy as the world falls apart around you...

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