Mike del Mundo - Marvel
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Marvel – Mike del Mundo si racconta

Il disegnatore parla della sua carriera

L’estroso artista è stato recentemente intervistato dal sito ufficiale dell’editore e ha condiviso con i lettori alcuni retroscena sulla sua carriera, in particolare quelli sugli esordi e sui primi impieghi con la Casa delle Idee:

Il primo fumetto Marvel che comprai fu Toxic Avenger #1. In seguito, feci altrettanto con Sleepwalker #1. Ma, ciò che davvero mi ha fatto innamorare fu la mia prima storia mutante, su X-Factor #64. Credo che nessuno abbia mai disegnato un Uomo Ghiaccio migliore di quello presente in quell’albo, realizzato da Whilce Portacio.

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Un aneddoto divertente: fui cacciato da una scuola d’Arte durante gli anni delle superiori, ma mi sono riscattato facendo un corso al college dedicato ai fondamenti dell’Arte. Alla fine, mi sono diplomato in graphic design.

[Parlando del suo primo contatto lavorativo con la Marvel – NdR] È una storia piuttosto divertente per me, perché è accaduto tutto molto velocemente. Passando allo stand Marvel [del Toronto Fan Expo] vidi delle persone in fila con i loro portfolio. Li sorpassai pensando: “Forse mi fermerò anche io domani“, ma qualcosa mi frenò e mi dissi: “Che diamine! Fammi vedere se riescono a dargli un’occhiata.” Così portai il mio portfolio… ed ero l’ultimo della fila. Pensai che l’avrebbero chiusa, ma C.B. Cebulski fu talmente gentile da dedicarmi due minuti del suo tempo. Aprì il mio book e, per farla breve, iniziò a chiedermi se mi sarebbe piaciuto disegnare Wolverine. Cercai di mantenere la calma e dissi qualcosa tipo: “Certo, mi piace Wolverine“, ma in realtà stavo pensando: “Cavolo, sì, sì, sì! Sta succedendo davvero?”

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Di norma, inizio ad abbozzare delle piccole miniature direttamente nella parte alta della pagina. Tendo a visualizzare quel che leggo, e non voglio perdermi o dimenticare qualsiasi inquadratura figa possa venirmi in mente. Dopo aver lavorato alle miniature, inizio a dividerle in vignette, che poi invio all’editor per l’approvazione.

Credo che ogni sceneggiatore con cui abbia mai lavorato mi ha aiutato a crescere, e ho imparato cose diverse da ogni storia. Ho amato la collaborazione con Haden Blackman su Elektra, è stato il mio primo grande incarico in termini di interni, e c’era davvero tanta emozione e sperimentazione nel corso della lavorazione.

Con Sam Humphries e Weirdworld ci sono state tante belle cose. Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, c’era alchimia. Da quella storia sono derivate tante reference interessanti e dei bei momenti creativi.

Con Jason Aaron ho percepito il mio miglioramento come narratore, dai tempi Weirdworld a Thor. Le storie sono molto divertenti, penso che quelli di Thor siano i miei migliori disegni di sempre.

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[La cosa più strana mai disegnata per la Marvel] Credo sia la mappa grezza di Weirdworld, inserita nel primo numero, che fu davvero divertente da progettare perché non dovevo minimamente preoccuparmi dell’anatomia o di rendere perfetti i vari elementi. In realtà doveva essere l’esatto opposto della perfezione. Mi sentii come se avessi chiesto ai miei figli di disegnarla: doveva essere perfettamente grezza.

A mani basse, [il mio miglior lavoro per la Marvel è la copertina di] Untold Tales of Punisher MAX #5. Penso che da quel momento in poi, le mie copertine siano davvero sbocciate. Credo che quella ne fosse la cianografia: c’era qualcosa di davvero profondo e che mi colpì nella storia di Skottie Young, e le cose hanno raggiunto la quadratura quando ho concettualizzato l’idea. Mi rivedo in quella copertina, come un bambino che corre selvaggiamente con dei Super Liquidator. C’è quella nostalgia anni Novanta che ritrovo nel guardarmi indietro.

Poi, la variant cover Hip Hop di Spider-Man… fu un omaggio all’album Midnight Marauders degli A Tribe Called Quest, che è tra i miei cinque preferiti. Quell’album ha dato forma alla mia infanzia, mentre Spider-Man e gli X-Men stavano facendo lo stesso. Quindi, avere la possibilità di disegnare la combinazione delle due cose è stato un momento storico per me.

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X-Men è da sempre la mia serie preferita, senza alcun dubbio, e poter realizzare All-New X-Men #37 per Brian Michael Bendis disegnando Jean Grey ed Emma Frost contro Blob fu qualcosa di memorabile. Amerei tantissimo lavorare su una serie degli X-Men o di X-Factor. Hanno accompagnato la mia infanzia.

[Essere diventato una delle Young Guns] Significa molto per me, ricordo quando ho visto quelle del passato e, mai e poi mai, avrei pensato di poter essere una di loro, tantomeno di poter lavorare per la Marvel Comics. Quindi per me è la ciliegina sulla torta, e ne sono grato.

I fumetti sono opere d'arte!

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